L’avreste mai pensato che, dai tempi del Carosello, il modo di comunicare un prodotto sarebbe cambiato così rapidamente passando dalla televisione ai social network?

Cos’è mutato in questo mezzo secolo, in effetti, è il concetto stesso di advertising. La comunicazione tutta è cambiata: il brand non parla più solo attraverso canali monodirezionali, ma la sua immagine è “co-creata” dagli utenti, “guidata” dagli influencer, “premiata” dai motori di ricerca, “giudicata” dalla community.

Nell’era digitale che viviamo, il canale virtuale rappresenta il mezzo con cui le aziende di tutto il mondo devono confrontarsi ogni giorno con competitors e clienti. Non sorprende quindi notare il costante sforzo del marketing nel destinare sempre più fondi all’advertising online. Se guardiamo ai dati di quest’anno, infatti, la spesa mondiale stimata in pubblicità toccherà – solo sui social media – i 23 miliardi di dollari nel 2015 e sfiorerà i 36 miliardi entro il 2017, ovvero, il 16% del budget totale destinato alla pubblicità digital.

Infografica - pubblicità - social media - spesa

Ma c’è da capire una cosa: È ancora vero il motto “Bene o male, purché se ne parli?” Fin dove possiamo ritenere una campagna efficace?

Tra gli esempi di campagne virali di successo che stanno animando le communities in questi mesi, rientra certamente la strategia comunicativa di Ceres. Il brand, cavalcando l’onda di vari fail ironici, ha messo a segno una serie di “top pubblications” che ha animato così tanto gli utenti al punto da esser eletto il best performer in termini di social engagement.

Se poi la pubblicità diventa particolarmente virale, il testimonal dello spot potrebbe salire in cima nei suggerimenti dei motori di ricerca, anche a distanza di anni. È quello che è successo alla partnership pubblicitaria di Amica Chips con Rocco Siffredi. Uno sguardo alla top reputation aiuta a capire i concetti connessi al brand suggeriti agli utenti e, perché no, l’impatto della campagna.

Ma c’è anche chi gestisce la cattiva pubblicità trasformandola in gioco. Easyjet avrà pensato al peggio quando, aprendo i dati di monitoraggio social, avrà visto comparire nei key concepts l’hashtag #finaldestination e un picco di menzioni.  Per fortuna niente di grave, solo un po’ di buzz sul web e tanta ironia.

Viene da chiedersi quale sia il vero outcome della pubblicità 2.0 e del buzz relativo a questa. Sicuramente qualcosa di imprevedibile, ed è per questo che le aziende dovranno prepararsi a monitorare il web, analizzarlo, gestirlo e indirizzarlo secondo il target. Gli strumenti di social monitoring possono apportare un grande vantaggio per aumentare l’efficacia delle campagne di advertising.

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